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sabato 23 luglio 2011

Nuove scoperte sulla Massoneria di Rito Egizio a Napoli

Di Mariano Iodice G:.M:. 3:.33:.

Nascita del Rito Egizio a Napoli - Il Conte di Cagliostro arrivò a Napoli nei primi giorni di dicembre del 1773. Ad accoglierlo sulla banchina del porto il cavaliere Luigi d’Aquino Fratello massone iscritto alla Loggia della “Perfetta Unione” osservante una ritualità egizio-templare. Il conte di Cagliostro, che aveva assunto in quel periodo la maschera profana di marchese Giuseppe Pellegrini, era accompagnato dalla moglie Lorenza. Pochi mesi prima alcune delle più influenti Logge massoniche europee salutavano quella che era da considerarsi una loro affermazione sul papato.

Papa Clemente XIV, il 21 luglio 1773 aveva promulgato l'editto Dominus ac Redemptor con cui veniva decretato lo scioglimento della Compagnia di Gesù. I gesuiti accettarono la decisione del pontefice senza apparente opposizione alcuna. Su pressione delle corti borboniche, il generale dell’Ordine, Lorenzo Ricci, fu arrestato e tenuto prigioniero in Castel Sant’Angelo fino alla sua morte (1775). Le grandi potenze dimostrarono immediatamente la loro soddisfazione, facendo sostanziali concessioni: Benvenuto, Pontecorvo ed Avignone furono restituite alla Santa Sede. Austria e Germania incamerarono tutti i beni della Compagnia.

Nel corso dell’anno successivo allo scioglimento dell’ordine si verificò un repentino peggioramento della salute del papa che lo condusse in poco tempo alla morte, avvenuta il 22 dicembre 1774. Molti sospettarono una morte per avvelenamento, ma sia il medico personale che il confessore affermarono che il decesso fosse dovuto solo all'età e a cause naturali. Venne sepolto in San Pietro, ma nel 1802 i suoi resti mortali furono traslati nella chiesa francescana di Santi Apostoli, dove il Canova gli eresse un monumento funebre. È interessante notare come nessun papa successivo abbia scelto il nome di Clemente.Il Conte di Cagliostro elegge il palazzo d’Aquino sede dei esperimenti di alchimia spirituale e di lezioni di chimica, filosofia e medicina apprezzate dall’aristocrazia e nobiltà napoletana e seguite, in particolar modo, da un pubblico femminile.

A palazzo di Sangro e alla sua cappella misterica vengono riservato i riti segreti della sua Massoneria egizia. A Malta il conte di Cagliostro aveva assimilato simboli e miti dei cavalieri Templari tramandati dai moderni cavalieri Gioanniti. Si diceva dei neotemplari cattolici che "studiavano la cabala, cercavano la pietra filosofale, esercitavano la negromanzia e l'evocazione degli spriti". L'epoca era favorevole alla "contaminazione" della Massoneria con il misticismo e l'occultismo.

A Napoli il Gran Cofto, iniziato dallo spirito di Raimondo di Sangro ed accompagnato lungo la Via Maestra della conoscenza da Luigi d’Aquino, travagliò insieme a Maestri di Logge ermetiche che coltivavano le antichissime tradizioni alessandrine del tempio di Iside.Tale fu il crogiolo alchemico dal quale scaturì il Rito Egizio del Conte di Cagliostro. Nei mesi durante i quali il Conte opera nella Napoli misterica tra i confratelli del suo nuovo rito, i luoghi di forza della città si impegnarono fortemente del suo potere spirituale.

Nel mondo profano non si sottrasse ai canonici riti salottieri testimonianza della sua maschera destinata al volgo. In mezzo a tanta promiscuità dilagante, au contraire, Cagliostro non fece mai prostituire la sua consorte, uno dei capi di accusa della futura condanna della Inquisizione. Così come ai fratelli fu chiara la vera essenza della pratica del sistema della massoneria egiziana. Un rito occultato spesso tra le pieghe di pratiche profane, un flusso di energia che compiva tra levità e lussuria la Grande Opera. Volentieri il conte cedeva alle lusinghe di giovani cortigiane attratte dal magnetismo di un anima che parlava all’essenza degli uomini. Le dame chiedevano di conoscere il futuro e il Gran Cofto interrogava per loro i fratelli invisibili.

La predizione avveniva con il sistema caro agli ierofanti egizi che nella limpidezza dell’acqua lustrale scorgevano le ombre del divinire. Nella caraffa magica lo spirito s’incorpora nell’acqua e attraverso di essa anche nella persona postulante. La pupilla, sotto la guida energetica del Gran Cofto, parla con la voce dello spirito guida e risponde ai quesiti ad essa posti, "giungendo, come spiega Eliphas Levi, fino all'estasi per predire col mezzo dell'idromanzia, essendo l'acqua un eccellente conduttore, un potente riflettore e un mezzo molto rifrangente per la luce astrale, come lo provano i miraggi del mare sulle nubi". Oltre le colonne del Tempio il Gran Cofto abbandonava la veste e i rituali ad uso dei profani. Praticare la Massoneria egiziana voleva significare, prima di tutto, risalire al principio della vita cioè conoscere la prima materia e riconquistarla, attraverso la uccisone di Mercurio-serpente-tempo.

Il processo coinvolge uomini e donne, attraverso tre gradi progressivi maschili e femminili. Gran Maestro della Loggia femminile è Serafina. Il rituale della Massoneria egiziana si fonda su una interpretazione psicologica delle operazioni alchemiche, le quali si riducono ad un operazione ultima e fondamentale: la uccisione di Mercurio da parte del fratello egiziano o la decapitazione del Serpente da parte della sorella egiziana. L'operazione è compiuta con il pugnale, che come tutte le armi che prolungano o fortificano l'attività del soggetto è simbolo solare e maschile. Fondamentale il fatto che anche la sorella maneggia l'arma e decapita , altrimenti non potrebbe affermare "io sono un uomo" (mistero del III grado).

Si può parlare di una pratica sessuale cosmica della fecondazione. Mentre palazzo d'Aquino rimane teatro di incontri ed esperimenti dedicati ai profani, il conte di Cagliostro elegge Tempio alchemico-templare del principe di Sangro sede dei rituali del Grado Supremo della Massoneria egiziana. Il "Sistema" di Cagliostro divenne così un "Alto Ordine", la nota distintiva di esso era la parte esoterica dell'insegnamento della quale non lasciò niente di scritto ( per cui può essere considerata "occulta"), perchè solo a voce egli insegnò ed a pochissimi i segreti delle sue operazioni. In esse il Gran Cofto personifica gli angeli-elementi (facendoli apparire nel cristallo-acqua a mezzo della medium colomba Serafina) e nello stesso tempo intende materializzare la prima materia, captando brani di ectoplasma ottenuto in sedute di più alto livello iniziatico e utilazzando fenomeni di "apporto". In questi rituali il conte di Cagliostro utilizzava la formula magica del Settenario per prendere contatto con "entità" o stati d'animo antropomorfizzati.

Coloro che lo richiedevano, tra quanti erano ammessi nell'anello esterno del Rito Egizio, potevano seguire un percorso di rigenerazione del corpo e dello spirito. Il programma di lavoro si divide, ancora per coloro che lo praticano oggi in Massoneria, in due tappe. Queste due tappe sono precedute da una lunga fase di preparazione. La prima tappa si riferisce alla rigenerazione "morale", ossia psicologica e spirituale; La seconda tappa ha come fine la rigenerazione del corpo. Questa fase può essere intrapresa quando è terminata la prima. Similmente ai ritiri effettuati da Mosé, ciascuna di queste due tappe si svolge in quaranta giorni.

Affinché le due tappe riescano, l'iniziato deve vivere secondo un'etica irreprensibile. Gli alchimisti direbbero che l'uomo deve ammorbidire la pietra prima di lavorarla. I mistici insegnavano che il cuore deve essere aperto. Il fallimento è assicurato per gli orgogliosi, i cupidi e gli egoisti. L'iniziato deve prendere tre misure immediate: adottare e rispettare le leggi del paese in cui si trova; amare il prossimo, aiutarlo, essere caritatevole verso di lui; dedicare tre ore al giorno alla pratica della preghiera. Per estensione, deve aver ricevuto l'assicurazione di essere ormai amato da Dio. A questo provvede la preghiera. Così preparato, l'iniziato deve ritirarsi per quaranta giorni. In un luogo solitario, deve ri-centrarsi, non lasciarsi distrarre dai suoi pensieri. Deve vivere in stato di preghiera permanente. I massoni che conoscono i segreti alchemici del loro Rito direbbero che deve trovarsi nella "Camera di mezzo" o al "centro del cerchio". L'iniziato dedica la sua giornata ai riti e alle preghiere.

La Bibbia ci indica che esistono sette grandi angeli. L'obiettivo della prima quarantena è l'ottenimento di un contatto con ciascuno dei sette angeli. Questi sette angeli comunicano al nostro uomo il mezzo per entrare in contatto personale con loro. Questi angeli lo guideranno e l'aiuteranno a diventare moralmente e spiritualmente perfetto. Possono trascorrere degli anni per completare questa prima rigenerazione. Se l'uomo dovesse morire senza aver effettuato il secondo ritiro, ciò non è grave. La pietra ammorbidita continuerà ad essere lavorata su altri piani. Per questo primo ritiro,Cagliostro utilizza dei metodi di cui ritroviamo tracce dall'antico Egitto. Ora l'iniziato può intraprendere il secondo ritiro di 40 giorni. In primavera, in occasione del plenilunio di maggio, si isola nuovamente. Si attiene ad un regime alimentare sano e frugale. Ogni giorno assume certe sostanze preparate secondo procedimenti alchemici tutto sommato piuttosto semplici. Sudorazioni ed altri processi di eliminazione gli consentiranno di evacuare gli umori viziati. È a questo punto che si opera in lui una vera trasformazione. Pelle, denti, unghie, capelli si rigenerano. Ciò gli consente di prolungare la sua esistenza. Non per diventare immortale nel corpo, ma per disporre del tempo necessario per ripassare dal biologico allo spirituale.

Così in riti che fanno parlare le anime si rinsaldava e confermava il profondo amore tra il conte e i suoi Fratelli Massoni di Rito egizio che l’inquisitore non riuscì ad infangare. La Massoneria regolare tentò più volte, senza successo di accogliere nei suo templi il conte di Cagliostro ed i Massoni egiziani. Si legge in un carteggio di una Loggia regolare romana: "...Egli costantemente ha rigettato le nostre preghiere, senza mai sortire da questa istruzione tanto semplice che lodevole: Fate del bene egli diceva, adorate l'Ente Supremo, rispettate il vostro Sovrano, le vostre Leggi, il vostro Governo, infine siate onesto verso gli altri secondo il giudizio della vostra coscienza; non occorre di più per essere un vero e buono Massone. Non attendete , dunque, da me alcun altro ragguaglio relativamente alla Dottrina Massonica considerata secondo il punto di veduta della Morale e della Metafisica...". 



lunedì 11 luglio 2011

Il Rito di Misraim e Memphis: genesi e contributo del Conte di Cagliostro

Il soggiorno napoletano dl Conte di Cagliostro racchiude la chiave dei misteri ermetici delle Logge Egizie e della scala di Napoli. Anche tutta la dottrina kremmerziana deriva dagli insegnamenti del Conte. Cagliostro, in quanto discepolo del Cavaliere d’Aquino,ebbe modo di frequentare i lavori della Perfetta Unione ed è da essa, o meglio dall’Ordine che si celava dietro di essa, che ebbe modo di attingere quel sapere iniziatico che gli permise più tardi di fondare il suo Rito dell’Alta Massoneria Egiziana. Ma non si pensi che il Conte fu solo “adepto”. Egli, da grande Iniziato, fu anche Maestro dei suoi Maestri. Così stretto fu il legame di Cagliostro con questa Loggia che nel 1783 sarà addirittura suo Maestro Venerabile e con essa non interromperà mai i suoi rapporti, nemmeno durante i suoi lunghi viaggi per tutta l’Europa, fino al momento del suo arresto a Roma. Nell’autunno del 1788 Cagliostro, rientrato in Italia, mentre si trovava a Venezia ospite della nobildonna Cecilia Tron che gli aprì le porte della nobiltà veneziana, fu interpellato da un gruppo di alti massoni veneziani i quali gli chiesero una patente costitutiva per poter operare sotto la sua egida. Apprendiamo da Carlo Francovich che si trattava di personalità importanti fra cui il consigliere di stato Francesco Battagia de Mori, l’ambasciatore Alvise Pisani ed il patrizio Alessandro Albrizzi, tutti membri della Loggia San Giovanni della Fedeltà. Costoro erano Massoni ma anche alti gradi della Stretta Osservanza Templare e soprattutto del Rito Scozzese Rettificato, il che comporta che erano già avvezzi ad un sapere esoterico di matrice ebraico-cristiana e alle corrispettive pratiche magiche che Willermoz aveva depositato all’interno del Rito Scozzese Rettificato, dopo averle per lunghi anni apprese dall’insegnamento diretto di Martinez de Pasqually e praticate sotto la sua guida. Per semplificare potremmo definire costoro degli “esoteristi cristiani” e questa è probabilmente la ragione per cui Robert Ambelain, parlando delle origini del Rito di Misraim scrive: “Questo rito appare per la prima volta a Venezia nel 1788. Un gruppo di sociniani (setta protestante antitrinitaria) chiese una patente costitutiva a Cagliostro”. Quale occasione migliore per costoro per poter ricongiungere la gnosi ebraico-cristiana di Martinez de Pasqually con la sapienza ermetica egizia propria di Cagliostro? Il Rito di Misraim o Rito degli Egiziani, fondato nel 1788 a Venezia in seno ad una società di protestanti sociniani, utilizzò i rituali del Rito Egiziano di Cagliostro, poi quelli del Rito Scozzese Rettificato, indi quelli del Rito Scozzese Antico ed Accettato, col quale ebbe legami strettissimi sino alla fine del 19° secolo, quando era ancora indipendente e non unito al Rito di Memphis”. Dunque il nucleo fondativo del rito massonico di Misraim così come oggi lo conosciamo vide la luce a Venezia nel 1788 anche se l’elemento più intimo di questo sistema proveniva da Napoli e fu Cagliostro a depositarlo nel seno di questo sistema, che non è nato già composto di 90 gradi come attualmente lo conosciamo ma si è strutturando gradatamente nel giro di una ventina di anni all’incirca. Tenendo conto che la Stretta Osservanza Templare aveva una gerarchia di sette alti gradi dopo la maestranza, altrettanti ne contava l’ordine degli Eletti Cohen, e che il rito di Cagliostro ne contava tre, è verosimile ritenere che, contando anche i tre gradi della massoneria universale,[l’originario sistema di alti gradi che si coagulò attorno alla Loggia “San Giovanni della fedeltà” e col quale cominciò a formarsi il Rito di Misraim, fosse composto originariamente di una ventina di gradi. Sostiene Gastone Ventura ne “I riti massonici di Misraim e Memphis” ed. Atanor, che dagli archivi del Rito da lui retto a suo tempo risulta che nel periodo che va dal 1788 al 1797 la Loggia San Giovanni della Fedeltà lavorava già con i rituali del rito egiziano e che a quell’epoca faceva parte di questa Loggia anche Ugo Foscolo il quale partecipò, assieme a Francesco Battagia, alle inutili trattative fatte con Napoleone per evitare la cessione di Venezia all’Austria col trattato di Campoformio. È importante rilevare che le isole Ionie non furono cedute all’Austria e proprio in esse si svolse in quegli anni buona parte del lavoro che doveva garantire la sopravvivenza del sistema egiziano, anche perché una volta firmato il trattato, le autorità austriache costrinsero la Loggia ad entrare in sonno. Fu risvegliata nel 1801 dal barone Cesare Tassoni di Modena, noto con il nome iniziatico di Filalete Abraham e considerato già un altissimo grado del Rito. A dispetto di un assonnamento di facciata, come già era accaduto a Napoli a Raimondo di Sangro,  le massime cariche del rito continuarono attivamente i loro lavori di affiliazione, di ricerca massonica, di scambi e di contatti con i più alti esponenti di altri riti, a cominciare naturalmente dai rappresentanti di quello che da lì a pochi anni doveva diventare il Rito Scozzese Antico ed Accettato, che in Italia fu introdotto ufficialmente nel 1805 a Milano, ma i cui precursori operavano in Italia già da tempo.

di Mariano Iodice


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